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I media nella cultura

Se l’ultima volta ci siamo interrogati su come i social media potessero giocare un ruolo importante all’interno delle azioni museali, oggi, di fronte a recenti eventi, diventa importante capire anche quale sia il ruolo dei musei inseriti in contesti di diffusione diversi da quelli tradizionali, come per esempio il videoclip musicale. Un cinema ridotto temporalmente ma amplificato nella diffusione, che può diventare strumento e arma di rappresentazione individuale, sociale e, talvolta, di denuncia.

È il caso del Louvre, che ha affittato i suoi spazi a icone internazionali della scena musicale come Beyoncé e Jay-Z per girare il loro nuovo videoclip: APESH*T.

Come preannunciato dal titolo della canzone, il pubblico è andato in visibilio. Le 95 milioni di views su Youtube lo confermano.

Una scelta pop e un modo, da quanto affermato da Anne-Laure Béatrix, direttrice delle relazioni esterne dell’istituzione museale a Le Monde, per avvicinare i giovani e tutte le persone che si sentono fortemente distaccate dalla cultura e arte racchiusa dal museo.

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Proprio dal quotidiano francese nasce la polemica e ci si interroga sulla necessità del museo di utilizzare questi mezzi per farsi pubblicità. D’altronde questo tipo di interventi potrebbe essere considerato deleterio per arte e cultura in quanto sintomo di commercializzazione e passivo consumismo culturale.
Bisogna premettere che non è la prima volta che il Louvre affitta i suoi spazi per scopi cinematografici ( si veda per esempio 50 Sfumature di Grigio, I Puffi, The Dreamers, Il Codice da Vinci ecc.), eppure nessuno di questi ha creato tanto scandalo come il video rilasciato dai coniugi, che si sono firmati con il nome The Carters. La motivazione forse è da ricercarsi nella viralità che ha esposto il museo e le sue opere a nuove e molteplici interpretazioni.
Ma giunti nell’era in cui tutti possono fruire liberamente dei contenuti veicolati attraverso la rete, l’equazione popolare uguale mediocre diventa un misconcetto da scomporre.
Non bisogna dimenticare che il Louvre, oltre a essere il museo più visitato al mondo, svolge il suo ruolo seguendo tutte le funzioni dettate da ICOM e dunque può permettersi di aprirsi a nuove strade al fine di valorizzare il suo brand e includere una varietà di pubblico sempre maggiore.
Infatti, incoraggiati dal successo, il direttore del Louvre Jean Luc Martinez decide di aprire un tour ispirato al videoclip e il duo musicale chiede in prestito il Colosseo.

Ma ciò che mette al centro del dibattito culturale il videoclip è anche il fatto che quella delle due star musicali è un’operazione eminentemente artistica con un pregnante valore simbolico a livello sociale.
Le interpretazioni più diffuse di APESH*T vogliono che le danze sinuose e le inquadrature emblematiche attraverso cui la coppia afroamericana si muove fra le sale del museo non abbiano solo degli scopi estetici (seppure conseguiti eccezionalmente) ma siano un vero e proprio inserimento di una nuova forma d’arte nel kanon contemporaneo, a lungo negato alla comunità afroamericana. Presentandosi così come nuovi Napoleone e Josephine che si auto-incoronano davanti al popolo.

 


Beyonce e un gruppo di ballerine
danzano sotto il dipinto di Jacques-Louis David
“L’Incoronazione di Napoleone”.
Screenshot dal video su Youtube

L’estetizzazione, e ostentazione, del loro successo attraverso il video è tangibile, talvolta contestabile, ma esso riproduce anche dettagli e accostamenti inusuali in cui corpi di diverse sfumature di colore prendono il controllo dello spazio fisico e culturale, mentre la camera si sofferma su dipinti e sculture simbolo della cultura e bellezza occidentale, del potere e della carne. Sembra una rivoluzione inaspettata, lo stesso duo non può credere di avercela fatta (“Can’t believe we made it” canta Beyoncé in APES**T), e adesso si gode lo spettacolo.

Il video musicale assume un carattere polivalente che riesce perfettamente nel mescolare fini commerciali e creatività, cultura pop e cultura “alta”, intrattenendo e allo stesso tempo fornendo i segni per ricalcare le diverse sfaccettature della nostra epoca.
Recentemente un altro videoclip (sempre di un cantante afroamericano) ha fatto molto parlare di sé, proprio grazie alla capacità di questa arte di generare dei messaggi in codice attraverso il lavoro sinergico di musica, immagini e coreografia.
Rispetto a Beyoncé e Jay-Z, Donald Glover, in arte Childish Gambino, ci presenta un universo differente, dove sui neri ancora vige violenza, discriminazione.
Le discriminazioni razziali infatti sussistono, rivelandosi, soprattutto nell’America di Trump, un problema non ancora superato.
Secondo Paolo Armelli di Wired <<Il bilancio di “This Is America” è un ambivalente grido d’allarme: da una parte Glover denuncia i pericoli e la violenza che circondano le black community negli Stati Uniti, dall’altra sembra suggerire una specie di autocritica rispetto a quei modelli consumistici che annebbiano la vista di chi invece dovrebbe portare avanti valori più importanti, afroamericani in primis>>
Tutto ciò richiama alla mente i neon di Glenn Ligon, che rappresentano questa dicotomia americana tra il sogno di prosperità ed equità e la difficile realtà esistente.
Come ci dimostra APESH*T, anche il museo, grazie a questo medium, può diventare il luogo in cui comunicare un messaggio specifico. Musica e immagini in movimento insieme possono essere strumenti potenti, pervasivi in tutti gli strati della società, per trasmettere un messaggio emblematico, che ha il gusto ambivalente di entertainment e denuncia sociale.
E l’istituzione museale, con le dovute cautele (riguardo in particolar modo la conservazione dei beni che ha in carico), se inserito come co-protagonista di queste storie può farsi portatrice di inclusione e apertura verso le nuove generazioni e le nuove forme di diffusione.
Il videoclip, che si pone come obiettivo anche quello di mandare dei segnali precisi, può essere uno dei tanti mezzi con cui il museo può rigenerare la sua immagine, lasciandosi alle spalle la concezione che lo vedeva ingabbiato nella cristallizzazione del passato. I suoi contenuti sono vivi, e si confrontano con i cambiamenti sociali del presente.
I significati di cui sono portatrici le opere hanno un riscontro nell’attualitá e di riflesso l’istituzione stessa che le conserva si rivela il luogo adatto per instaurare un dialogo tra passato e modernità.

Il museo che si apre a queste forme di spettacolarizzazione non deve essere considerato semplicemente sfondo, set cinematografico ma scrigno di significati ancora influenti e rilevanti nella società contemporanea.
É ormai indubbio che Il museo debba sempre di più porsi in conversazione con il presente. E questo Non solo attraverso l’aggiornamento dei nuovi metodi di comunicazione interni al museo stesso, ma soprattutto partecipando attivamente alla vita culturale, politica e sociale della comunità. Questa partecipazione può provenire da programmi costruiti ad hoc dal museo, ma può anche nascere dall’ intreccio con scenari atipici per l’istituzione.
In questo contesto anche il museo diventa, sempre più, transmediale, un luogo il cui contenuto può essere, come direbbe Francesco Casetti, rilocato su diverse piattaforme e forme di comunicazione.

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Alternanza scuola-lavoro: perché è così importante?

Per la seconda volta soluzionimuseali-ims ha ospitato nel suo studio gli studenti dell’IIS Falcone-Righi di Corsico in occasione dell’alternanza scuola-lavoro.

L’alternanza scuola-lavoro consiste in una modalità didattica che permette agli studenti, di età compresa tra i 15 e i 18 anni, di svolgere parte del percorso di studio presso un’impresa.

Questo modello offre grandi vantaggi sia per gli studenti che per la società e le aziende.
Fare alternanza infatti significa incoraggiare l’orientamento dei giovani che prenderanno parte alla vita sociale ed economica del paese, ovvero il capitale umano del futuro.

Collaborando con le scuole le aziende saranno facilitate nel trovare figure professionali di cui hanno bisogno poiché lo studente saprà inserirsi all’interno di un sistema aziendale più rapidamente ed efficientemente.

 

Ma perché questo modello favorisce l’apprendimento dello studente?

L’alternanza rappresenta un ottimo metodo per superare la tradizionale barriera tra teoria e pratica.

Secondo il filosofo americano John Dewey l’apprendimento dovrebbe essere rilevante e pratico e non solo passivo e teorico. Da qui nasce la definizione learning by doing: quando si tratta di imparare non significa che bisogno solo memorizzare i contenuti teorici, ma bisogna anche comprenderli attraverso il fare e l’operare.

Quindi bisogna…

“… guidare gli studenti a risolvere il problema fornendo loro un attività pratica per imparare la soluzione.”

 

L’alternanza scuola-lavoro oggi rappresenta un ruolo strategico fondamentale per le aziende se pensiamo che la competizione non è più solo tra singole aziende ma anche tra sistemi territoriali. Di conseguenza se il territorio in cui opera l’azienda non è competitiva, non lo sarà nemmeno l’azienda stessa.

L’anima di un luogo

Succede che quando una piccola località diventa meta costante di un turismo che sa quasi di pellegrinaggio, il turismo stesso può diventare così invasivo da snaturate l’anima di quel luogo e comprometterne il suo equilibrio.

E’ il caso di Cortona, un antico paesino in Toscana, divenuto famoso grazie al successo del best-seller “Sotto il Sole della Toscana” della scrittrice Frances Mayes.

The Genius of a Place – L’anima di un luogo, della regista americana Sarah Marder e di Olo Creative Farm è una pellicola indipendente girata durante l’arco di cinque anni, che segue la vita degli abitanti del borgo toscano, indagando lo sviluppo economico portato dal turismo e i problemi ad esso collegati.

 

 

 

 

BOOM PICCOLI BORGHI ITALIANI

Nel 2017 i piccoli borghi italiani hanno riscosso un enorme successo a livello turistico, ma non solo: le loro potenzialità e il loro valore iniziano a farsi spazio tra le strategie politiche, sia a livello regionale che a livello nazionale, mentre alcune importanti associazioni da anni si occupano della loro tutela e valorizzazione.
Analogamente anche i piccoli musei sono catalizzatori di una cultura che si avvicina alla sfera del quotidiano e diventa portatrice di un profondo legame tra singoli individui e territorio.

soluzionimuseali-ims ha approfondito questi temi interconnessi: Boom Piccoli Musei e Piccoli Borghi

 

 

 

Arte e Neuroscienza

<<Ammetto […] di aver affrontato la copertina del libro con l’angoscia di trovarmi di fronte ad un testo incomprensibile di un Premio Nobel, pieno di formule e termini tecnici. Questo timore, però, già alla prima pagina mi ha abbandonato: Kandel, come tutti i veri esperti, si esprime con semplicità, rendendo comprensibili e chiari anche i meccanismi più complessi del nostro cervello.>>

Qui di seguito la recensione fatta dalla Dott.ssa Maria Cristina Vannini al testo di Eric R. Kandel, Arte e Neuroscienze. Le due culture a confronto.

 

 

 

 

La luce oltre lo schermo

Il ruolo crescente che la tecnologia gioca nelle nostre vite è un tema di dibattito sempre più pressante fra gli addetti del settore museale. soluzionimuseali-ims ha provato ad interrogarsi sul tema, chiedendosi se i social siano soltanto un nuovo media per mettere in atto azioni tradizionali di marketing oppure se riescano davvero ad instaurare con il pubblico dei musei una conversazione più profonda.

Per approfondire con noi questo tema, leggete questo primo articolo della nostra nuova rubrica La luce oltre lo schermo, dal titolo Musei e Social Network: quando la condivisione della cultura diventa virale.

 

 

 

 

La comunicazione visiva del patrimonio culturale: videogame e video animazioni

La comunicazione visiva anche nella forma di videogiochi e di video animazioni sta prendendo sempre più piede nella comunicazione e valorizzazione dei Beni Culturali, dimostrando una forte capacità di attrazione verso i pubblici generalmente più difficili da raggiungere e coinvolgere.

soluzionimuseali-ims, già nel 2015, aveva intrapreso questo cammino realizzando il progetto di mostra online Milano città immaginata perr il CASVA del Comune di Milano, proponendo una forma comunicativa alternativa che riuscisse a raccontare in modo unitario i tanti progetti trattati in mostra.

A livello nazionale e internazionale, continuano a susseguirsi esempi di musei che sviluppano nuove forme di comunicazione basate sul gaming, come il videogioco realizzato dal British Museum, denominato “Time Explorer“, rivolto ai ragazzi di età compresa tra i 9 ed i 14 anni, oppure “Father and Son – The game” del MAN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il primo videogioco al mondo sviluppato da un museo archeologico. Senza dimenticare poi il ruolo di  VIGAMUS, Il Museo del Videogioco di Roma e primo museo italiano interamente dedicato al Videogioco.

Questi strumenti infatti sono in gradi di  creare un contesto di apprendimento informale che intercetta l’interesse dei più giovani (e non solo) e li indurli a creare un nuovo e diverso rapporto con il mondo dei musei. Nuovo, perché un videogioco museale può svilupparsi anche al di fuori del perimetro fisico del museo e rappresentare anzi lo stimolo per la successiva realizzazione della visita reale delle sue collezioni, in una ottica – dunque – di audience development.

Inoltre, sempre più spesso il mondo legato ai Beni Culturali diventa virale sul web, grazie anche alle esercitazioni di studenti come quelli del Ringling College of Art and Design che hanno realizzato un cortometraggio animato dal titolo “None of That, a night at the Museum of Art“, poi vincitore di numerosissimi premi e riconoscimenti, che ci fa capire come in fondo parlando di musei ci si possa anche divertire.

Stati Generali della Fotografia

All’inizio di quest’anno il  Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha costituito una Cabina di regia per la fotografia al fine di  tutelare, valorizzare e diffondere la fotografia in Italia come patrimonio storico e linguaggio contemporaneo.

Nascono così gli Stati Generali della Fotografia, con l’obiettivo di mettere in campo competenze,  idee e ambizioni capaci di colmare il ritardo italiano nel settore. Il 6 Aprile a Roma si sono svolte due giornate di convegno sul tema in cui addetti ai lavori, fotografi, curatori, editori e direttori di musei e fondazioni nazionali e internazionali si sono confrontati per elaborare un piano strategico volto ad adattare l’intervento pubblico alle mutazioni tecniche ed economiche del settore e  determinare nuove opportunità per la fotografia italiana sia a livello nazionale che internazionale.

Se da un lato infatti il nostro Paese non ha mai avuto una struttura pubblica di riferimento per la fotografia, è anche vero che i nostri istituti hanno compiuto negli anni uno straordinario lavoro di documentazione (primo fra tutti l’Istituto Luce) e si sono sviluppate nuove realtà del settore, che proprio quest’anno hanno assunto una rilevanza istituzionale nazionale.

Ci riferiamo al Sistema Festival Italiano per la Fotografia, composto dai quattro festival di fotografia più importanti in Italia: Fotografia Europea di Reggio Emilia, PhotoLux di Lucca, Festival della Fotografia Etica di Lodi e Cortona On The Move di Cortona, che hanno avviato insieme un processo di collaborazione allo scopo di favorire lo sviluppo della fotografia italiana attraverso politiche condivise e affrontare con maggior efficacia e risorse la competitività del settore a livello europeo e mondiale.

Nella prossima Newsletter, intervisteremo Alberto Prina, coordinatore del Festival della Fotografia Etica di Lodi, che nel mese di ottobre, in coincidenza con lo svolgersi del festival, ospiterà il prossimo appuntamento degli Stati Generali della Fotografia.