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Chiavi in mano a Casa Petrarca

Sabato 1° giugno 2019 dalle ore 11 abbiamo avuto il piacere di partecipare alla Cerimonia di consegna dello Spazio Casa Petrarca. All’evento hanno partecipato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo del Corno e il presidente del Municipio 7 Marco Bestetti.

Come vi abbiamo già raccontato, CSA Petrarca onlus ha recentemente vinto il bando per la gestione di Cascina Linterno, l’unica rimasta delle abitazioni milanesi in cui Petrarca risiedette durante il periodo trascorso presso i Visconti (1353-1361).

L’evento di sabato ha celebrato l’ingresso ufficiale dell’associazione a Cascina Linterno, e con esso l’inizio delle attività con le quali si vuole promuovere il luogo e restituirlo alla comunità.

Fra queste un ruolo centrale ha sicuramente la creazione di un centro di ricerca e museo multimediale che racconti la storia del Poeta, al cui progetto ha collaborato anche soluzionimusealiims, insieme e CSA Petrarca Onlus e allo Studio Ermentini.

L’evento è stato anche un’occasione per ammirare il saggio di restauro che le restauratrici x ex hanno effettuato pro bono sulle pareti affrescate, uno dei gioielli di Villa Linterno che CSA Petrarca si batte per conservare

Soluzionimusealiims si sta occupando anche di seguire la raccolta fondi per realizzazione del museo e per gli interventi di restauro necessari ad assicurare una conservazione completa di Cascina Linterno. 

Presto novità su tutte le attività di fundraising.

Sala della cerimonia con pareti affrescate

Tate Modern: il brand che sorpassa il British Museum

Secondo i dati del 2018 la Tate Modern raggiunge 5,9 milioni di visitatori, superando così i 5,8 milioni del British Museum e guadagnandosi il primato come prima attrazione del Regno Unito.

É la prima volta dalla sua apertura, avvenuta nel 2000, che il museo raggiunge questo risultato.

Il British Museum, aperto nel 1753, vanta di un ricco passato e nel tempo ha sviluppato una forte reputazione e identità. Eppure negli ultimi decenni, mentre l’importanza della brand orientation per i musei assume una rilevanza strategica da non sottovalutare, il British Museum sembra appoggiarsi fermamente sulla sua consolidata rinomanza perseguendo una politica di marca poco mirata nel dichiarare in maniera trasparente unicità, differenza e valori.

E forse proprio per questo il giovane museo di arte moderna e contemporanea, collocato in un’ex centrale elettrica e costruito sotto la direzione architettonica di Herzog & De Meuron, sorpassa in un ventennio l’icona storica che ha definito a lungo l’immaginario legato alla parola museo.

Non è un caso che proprio TATE sia uno dei case studies più citati quando si parla di museum branding. A fare la differenza non é solo l’immagine coordinata ideata dallo studio di Wolff Olins, ma soprattutto il fatto che il museo abbia creato una precisa percezione nella mente dei visitatori che risulta coerente in ogni suo aspetto. 

In un mondo in cui differenziarsi diventa un imperativo per emergere nel mercato, é il brand a creare valore. Un valore per il pubblico che si trasforma in valore economico poiché in grado di attrarre nuovi visitatori, nuovi sponsor e fondi.

Un lavoro strategico quindi, quello della Tate e di molti altri musei inglesi (come quelli presenti nel grafico), dimostratosi un valido modello per incrementare l’attrattività e la qualità dei rapporti con gli stakeholders.

Anche soluzionimuseali-ims si occupa di Museum Branding.
In occasione della riapertura di Villa Bernasconi, una stupenda villa liberty collocata nel panorama di Cernobbio sul lago di Como, abbiamo svolto una analisi di brand position a conclusione dell’intero progetto di definizione del nuovo Brand Villa.

Sei interessato a sapere come costruire un brand efficace per il tuo museo?

Contattaci per una consulenza!

Consigli di lettura – Giugno

Anche questo mese abbiamo preparato per voi una lista di libri da non perdere!

Jean-Loup Amselle, Il museo in scena. L’alterità culturale e la sua rappresentazione negli spazi espositivi, Meltemi 2017

Paul Werner, Museo S.p.a, Johan&Levi 2009

Laura Lombardi, Massimiliano Rossi (a cura di), Un sogno fatto a Milano, Johan&Levi 2018

Cinzia Dal Maso (a cura di), Racconti da museo. Storytelling d’autore per il museo 4.0, Edipuglia 2018

Roadmap for the Danube Region, Council of Europe, April 2019 (Per maggiori informazioni sulle Cultural Routes of the Council of Europe potete consultare questo articolo)

EMYA 2019: il valore del confronto

Anche quest’anno European Museum of the Year (EMYA) si è dimostrato un interessantissimo osservatorio per valutare come sta evolvendo la museologia nei Paesi membri del Consiglio d’Europa. 

La 42ma edizione del Premio fondato da Kenneth Hudson si è svolta a Sarajevo dal 22 al 25 Maggio, organizzata dal War Childhood Museum, vincitore del Premio del Consiglio d’Europa nel 2018. 

40 musei da 17 Paesi hanno scelto di prendere parte alla competizione, farsi giudicare dai giudici di EMYA e concorrere dando il loro meglio durante la presentazione pur sapendo che i giochi erano già fatti. 

Il valore di queste manifestazioni, infatti, qual è? Perché da 42 anni musei di tutto il continente decidono di partecipare al premio? Non certo per il valore economico, inesistente, del premio in sé, ma sicuramente per la sua reputazione e per poter guadagnare il premio più grande del nostro settore museale: riuscire a confrontarsi con colleghi internazionali in modo informale, sulle problematiche quotidiane o su temi etici e contenutistici, fornendo il proprio approccio e prendendo spunto dalle pratiche degli altri.

Quindi, poca importanza ha se si porta a casa un premio, perché in ogni caso si porta a casa una esperienza forte e profonda che lascerà sicuramente il segno. 

Si portano a casa i contenuti dei keynote speeches del fondatore del War Childwood Museum, di Sharon Heal direttrice della Museum Association UK, di Deyan Sudjic direttore del vincitore dell’EMYA2018, il Museo del Design di Londra.

Interventi tutti, insieme ai dibattiti tematici a cui i candidati sono invitati a partecipare, e ai workshop su macro temi della museologia, che illuminano, ispirano e confermano che il nostro lavoro è uno dei più belli del mondo: dare una chiave di comprensione del mondo in cui si vive attraverso le molteplici tipologie museali. 

E quindi non è rilevante che il premio EMYA principale sia stato vinto dal Rijksmuseum Boerhaave, di Leiden, il premio del Consiglio d’Europa sia andato al Museum für Kommunikation di Berna, il Premio Kenneth Hudson al Weltmuseum di Vienna, il Silletto Prize allo Strandingsmuseum St. George in Danimarca o il nuovo Portimao Prize al museo Brunels’s SS Great Britain …. È rilevante che quest’anno la presenza italiana fosse pari a zero perché forse da noi la filosofia del confronto non è così diffusa e apprezzata.

I nostri migliori auguri ai candidati italiani dell’anno prossimo, sapendo che anche se non vincessero, vincono lo stesso.

MEET – Centro per la cultura digitale

Finalmente in Italia, a Milano, dall’esperienza di Meet the Media Guru apre MEET un centro di innovazione tecnologica che ha come missione di contribuire a colmare il divario digitale nel nostro Paese.

È difficile parlare di tecnologia nel settore museale: a fronte di musei che hanno impostato molto sulla digitalizzazione delle collezioni e sulla tecnologizzazione dell’esperienza, la maggior parte dei musei – e non solo quelli di piccole dimensioni – hanno scarsa dimestichezza con un corretto uso del digitale. Infatti, come ci insegna MEET, il digitale, i big data, la tecnologia elettronica complessa (dal biotech, alla AI, alla georeferenziazione integrata, bit coin, block chain e chi più ne ha più ne metta) deve servire alla vita delle persone, al miglioramento della loro vita e delle loro esperienze. 

Per un museo, spesso, anche un sito web può essere una complicazione e molte delle applicazioni che l’industria o la ricerca universitaria hanno importato nei musei in fase prototipale non sono mai riuscite a soddisfare pienamente i bisogni e le aspettative di entrambe le parti: i musei e i suoi visitatori. 

Ora, dopo i tentativi della “grande distribuzione” di sposare una filosofia partecipatoria prettamente museale attraverso il gaming (chi si ricorda dei….. nintendo????), diverse start-up di giovani  professionisti del settore aiutati da colleghi grafici e informatici, stanno ottenendo notevole successo nello sviluppo di prodotti basati sulle collezioni di specifici musei e dei loro messaggi culturali in modo da andare incontro ai diversi linguaggi e alle diverse culture dei loro pubblici. 

MEET sarà in grado di far avanzare la cultura digitale anche nel mondo museale?

Noi abbiamo contribuito portando in Italia, attraverso Meet the Media Guru, Nancy Proctor (qui per vedere il talk in streaming)  e continueremo a proporre i nostri contatti fra i musei internazionali che secondo noi hanno un approccio modello al settore digitale.  

In ogni caso, benvenuto MEET e arrivederci a tutti sui loro canali streaming!

Notizie da ricordare #2 – 2019

Indicazioni di lettura: “Museum Activism”

Appare sempre più evidente come vi sia un continuo ripensamento sul ruolo del museo e sulle sue potenzialità.

Il crescente trend di pratiche attiviste nel campo museale ha portato Robert R. Janes e Richard Sandell dell’Università di Leicester a raccogliere in un potente volume, Museum Activism, numerose e differenti voci che invitano a guardare il museo come uno spazio a tutti gli effetti civico, in grado di generare un impatto sociale.

Il libro, uscito a Gennaio 2019 per la serie Museum Meanings di Routledge, afferma con coraggio che “la posterità é arrivata”, e che l’idea di neutralità all’interno del museo si stia pian piano sgretolando in tutto il mondo, lasciando spazio a modelli di agire fino a poco tempo fa impensabili.

Dalla Colombia allo Zimbabwe le esperienze raccontate nel volume esplorano come e perché i musei siano luoghi principali per il coinvolgimento delle comunità, per un impegno attivo nella difesa dei diritti umani e dell’ambiente.

Ecco che Museum Activism può essere considerato un manuale per tutte le istituzioni e i professionisti che credono nella cultura come mezzo di dialogo e di empowerment, come agente attivo nel dare forma a un futuro migliore. Una chiamata forte e chiara dal mondo dei Museum Studies per far fronte a ciò che gli autori chiamano “the immorality of inaction”.

Notizie da ricordare #1-2019