All posts tagged: identità culturale

Il volto nuovo dei mestieri by Anna Zinola – la Nuvola del lavoro del Corriere

images

 

A Gennaio, ho fatto due chiacchiere con una brava giornalista, Anna Zinola, che cura questa rubrica on-line del Corriere della Sera sulle professioni museali nel futuro.
L’articolo si centra su alcuni aspetti, comunque rilevanti, ma sappiamo che per affrontare l’argomento dovremmo scrivere un trattato!
In ogni caso, può essere interessante iniziare un dibattito, fuori dagli schemi e dai canali dedicati per capire come il settore si sta evolvendo in modo da dare delle dritte, soprattutto ai giovani professionisti, su come muoversi.

Se vuoi leggere l’articolo, lo puoi scaricare qui  o leggerlo direttamente al link della Nuvola del Lavoro

 

Con quale criterio si sceglierebbero le opere da affittare?

Mi farebbe piacere capire secondo quale criterio si sceglierebbero le opere da affittare, a che prezzo, per quanti anni, quali requisiti di conservazione e sicurezza sarebbero richiesti….
LE OPERE D’ARTE IN AFFITTO AI PRIVATI
Caro Augias, una delle idee consegnate al presidente Giorgio Napolitano dai famosi “saggi” è attuare «forme di prestito oneroso ai privati» delle opere d’arte oggi chiuse nei magazzini dei musei italiani. Finalmente un’idea saggia! Sono felice che i saggi ci abbiano pensato. Mi per?metto di ricordare che lo vado dicendo da quasi 30 anni! Nell’ottobre del 2006, Repubblica pubblicò una mia lettera nella quale tra l’altro dicevo che lo Stato poteva aprire ai privati per la salvaguardia del patrimonio culturale senza procedere ad un’alienazione definitiva. Della stes?sa idea è Salvatore Settis: solo un patto nazionale tra soggetti diversi, dallo Stato ai privati, può invertire una tendenza che ha portato a bilanci sempre più esigui, e sovrintendenze al col?lasso. Ai musei dovrebbe essere consentito di affittare ai privati (con ogni garanzia) le tante opere d’arte minori che giacciono nei magazzini. Escluse ovviamente le opere di particolare valore (che si suppone siano esposte) o quelle oggetto di studi e ricerche. Tanto più che il co?dice dei beni culturali e del paesaggio già oggi offre aperture in questa direzione. MassimoGargiulo Se n’è parlato poco ed è un peccato, ma almeno un consiglio giusto dunque i “saggi” lo hanno dato: affittare, fatta salva ogni possibile garanzia, le opere d’arte inutilizzate dei nostri musei che sono centinaia. Del resto, affittiamo i militari agli armatori privati – stante la sciagurata ini?ziativa dell’ex ministro La Russa – potremo ben affittare qualche quadro o qualche statua tra quelle che giacciono negli scantinati e nei depositi talvolta ignorate da decenni o forse da se?coli. La proposta rilancia tra l’altro l’insufficiente utilizzazione del nostro sterminato patrimo?nio, le lamentevoli condizioni di tanti istituti ormai al collasso. Basta pensare al povero destino dei Bronzi di Riace, sballottati di qua e di là ma che non stavano tanto bene nemmeno prima. Anni fa, trovandomi a Reggio Calabria, li andai, se posso dire così, a trovare. Mi aspettavo un ingresso, un biglietto, dei custodi. Niente di tutto questo. Entrai in un edificio, nessuno mi chie?se niente, arrivai nella sala. Loro due stavano lì, belli e impassibili. Nessun biglietto, nessun custode. Un caso limite certo ma richiama ciò che mi disse un giorno un grande libraio roma?no. Disse: il libraio che sta dietro al bancone ad aspettare che entri un cliente, probabilmente non arriva alla fine dell’esercizio. Il libraio deve muoversi, invitare gli autori, uscire, offrire al pubblico, inventarsi iniziative, vivacizzare l’attività. Allora, forse, ce la fa. Mutatis mutandis lo stesso vale per musei e pinacoteche. Anche se fosse servito solo a questo, il lavoro dei “saggi” avrebbe già una sua utilità. © RIPRODUZIONE RISERVATA CORRADO AUGIAS c.augias@repubblica.it

Post imported by Google+Blog for WordPress.

Mi farebbe piacere capire secondo quale criterio si sceglierebbero le opere da affittare, a che prezzo, per quanti anni, quali requisiti di conservazione e sicurezza sarebbero richiesti…. A me me pare #unastrunzata anche se #Settis e’ daccordo.
LE OPERE D’ARTE IN AFFITTO AI PRIVATI
Caro Augias, una delle idee consegnate al presidente Giorgio Napolitano dai famosi “saggi” è attuare «forme di prestito oneroso ai privati» delle opere d’arte oggi chiuse nei magazzini dei musei italiani. Finalmente un’idea saggia! Sono felice che i saggi ci abbiano pensato. Mi per?metto di ricordare che lo vado dicendo da quasi 30 anni! Nell’ottobre del 2006, Repubblica pubblicò una mia lettera nella quale tra l’altro dicevo che lo Stato poteva aprire ai privati per la salvaguardia del patrimonio culturale senza procedere ad un’alienazione definitiva. Della stes?sa idea è Salvatore Settis: solo un patto nazionale tra soggetti diversi, dallo Stato ai privati, può invertire una tendenza che ha portato a bilanci sempre più esigui, e sovrintendenze al col?lasso. Ai musei dovrebbe essere consentito di affittare ai privati (con ogni garanzia) le tante opere d’arte minori che giacciono nei magazzini. Escluse ovviamente le opere di particolare valore (che si suppone siano esposte) o quelle oggetto di studi e ricerche. Tanto più che il co?dice dei beni culturali e del paesaggio già oggi offre aperture in questa direzione. MassimoGargiulo Se n’è parlato poco ed è un peccato, ma almeno un consiglio giusto dunque i “saggi” lo hanno dato: affittare, fatta salva ogni possibile garanzia, le opere d’arte inutilizzate dei nostri musei che sono centinaia. Del resto, affittiamo i militari agli armatori privati – stante la sciagurata ini?ziativa dell’ex ministro La Russa – potremo ben affittare qualche quadro o qualche statua tra quelle che giacciono negli scantinati e nei depositi talvolta ignorate da decenni o forse da se?coli. La proposta rilancia tra l’altro l’insufficiente utilizzazione del nostro sterminato patrimo?nio, le lamentevoli condizioni di tanti istituti ormai al collasso. Basta pensare al povero destino dei Bronzi di Riace, sballottati di qua e di là ma che non stavano tanto bene nemmeno prima. Anni fa, trovandomi a Reggio Calabria, li andai, se posso dire così, a trovare. Mi aspettavo un ingresso, un biglietto, dei custodi. Niente di tutto questo. Entrai in un edificio, nessuno mi chie?se niente, arrivai nella sala. Loro due stavano lì, belli e impassibili. Nessun biglietto, nessun custode. Un caso limite certo ma richiama ciò che mi disse un giorno un grande libraio roma?no. Disse: il libraio che sta dietro al bancone ad aspettare che entri un cliente, probabilmente non arriva alla fine dell’esercizio. Il libraio deve muoversi, invitare gli autori, uscire, offrire al pubblico, inventarsi iniziative, vivacizzare l’attività. Allora, forse, ce la fa. Mutatis mutandis lo stesso vale per musei e pinacoteche. Anche se fosse servito solo a questo, il lavoro dei “saggi” avrebbe già una sua utilità. © RIPRODUZIONE RISERVATA CORRADO AUGIAS c.augias@repubblica.it

Post imported by Google+Blog for WordPress.